Nicola cerca di fare una svolta definitiva nella sua vita. Vuole
lasciare le sofferenze indietro, e pensa quello mentre quella immensa
barca attraversa l'oceano. È un uomo semplice, di campo, con
pensieri semplici ma con una vita che gli aveva fatto imparare grandi
lezioni da fanciullo. Ma in quel momento, inoltre i problemi della
sua famiglia, era stanco di non avere quattro soldi per mangiare con
dignità. Infatti sentiva che quella scelta era l'unica che poteva
fare per non continuare schiacciando la propria dignità, anche se
doveva rimanere il resto della sua vita lontano da il suo fratello
minore. E in quel momento una lacrima cade da i suoi occhi azzurri,
che erano tanto azzurri quanto il cielo, e Nicola si rende conto che
era da proprio piccolo che non piangeva. Dalla scomparsa della sua
mamma aveva imparato ad essere forte, ma il significato della
fortezza lo aveva capito nella coperta di quella nave.
Non parlava proprio bene la lingua italiana e non era potuto andare a
scuola, ma aveva una particolare facilità ad imparare a fare cose
che gli permettevano di andare avanti. Naturalmente essendo un
contadino poteva lavorare da ortolano senza difficoltà, ma sapeva
anche fare il panettiere e il muratore, e pensava che conoscendo tre
mestieri la sua vita sarebbe stata migliore in America. Per la sua
robustezza, prima di partire da Italia, le avevano detto che sicuro
troverebbe lavoro nei porti, e quello lo aveva fatto pensare che
Buenos Aires era una buona scelta, ma una volta in mezzo al mare si
era infarcito di paura perché tutto quello che aveva sentito su
questo lontano posto nel mondo erano rumori, e la sua vita era
arrivata a un punto dove lui aveva bisogno di certezze...
...Così ti immagino, caro Nicola.
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